TFR in azienda o in fondo pensione: cosa cambia davvero nel 2026

Ogni mese la tua azienda accantona per te il 6,91% dello stipendio lordo. Non passa dalla busta paga, ma c’è: è il TFR, i soldi che ti spettano il giorno in cui il rapporto di lavoro finisce. Su 30.000 € lordi l’anno fanno circa 2.073 €, che si sommano di anno in anno. E attorno a quella cifra gira una domanda che quasi tutti rimandano: lasciarlo in azienda o spostarlo in un fondo pensione?

Di solito a rispondere è l’inerzia. A luglio arriva il prospetto, lo si guarda due secondi e lo si rimette nel cassetto. La maggior parte dei dipendenti italiani il TFR lo tiene in azienda non perché ci abbia ragionato, ma perché non ha mai deciso il contrario.

Vale la pena fermarsi un attimo, perché le due strade portano a risultati diversi — e nel 2026 le differenze si vedono. Guardiamole una alla volta: quanto vale quel capitale, come cresce nei due casi, e perché il vero spartiacque è la tassazione.

Quanto vale davvero il tuo TFR

Quel 6,91% messo via ogni anno fa più strada di quanto sembri. Se guadagni 30.000 € e sei nella stessa azienda da quindici anni, è probabile che il tuo TFR maturato valga tra i 25.000 e i 30.000 €, rivalutazioni comprese. Non è una cifra sulla carta: sono soldi tuoi, già accantonati, che aspettano solo di esserti liquidati.

Quindi la domanda vera non è “quanto ho”, ma “dove sta crescendo meglio”. Perché una volta accantonati quei soldi non restano fermi: si rivalutano. E si rivalutano in modo molto diverso a seconda che restino in azienda o finiscano in un fondo. È da qui che le due strade cominciano a separarsi. Se ti interessa il modo in cui affronto questi ragionamenti, qui trovi una panoramica; intanto andiamo sui numeri.

Come cresce se lo lasci in azienda

Restando in azienda, il TFR segue una formula fissa scritta nella legge: l’1,5% l’anno, più il 75% dell’inflazione. Su un capitale di 18.000 € vuol dire una rivalutazione di circa 270-450 € l’anno, a seconda di quanto corre l’inflazione.

In pratica: quando l’inflazione è bassa — come nel 2026, ormai riassestata sotto il 3% — a fare il grosso del lavoro è quell’1,5% fisso, e la crescita resta contenuta. Quando invece l’inflazione sale, il TFR la insegue solo per tre quarti: recupera buona parte del potere d’acquisto perso, ma non tutto.

Il pregio è la calma: il TFR in azienda non scende mai. Niente anni in rosso, niente sorprese. È una crescita lenta e prevedibile, fissata per legge, e per molti è proprio questo a renderla rassicurante. Il rovescio è che raramente va molto oltre l’inflazione: difende il valore nel tempo più che farlo crescere.

Come cresce in un fondo pensione

In un fondo lo stesso TFR non segue nessuna formula: viene investito, e cresce o cala in base ai mercati e alla linea che scegli. Le linee più prudenti somigliano alla tranquillità del TFR in azienda; quelle più esposte all’azionario, sul lungo periodo, possono rendere di più — ma con qualche anno storto da mettere in conto.

I dati COVIP degli ultimi anni raccontano questo: su orizzonti lunghi, parecchie linee dei fondi hanno reso in media più della rivalutazione di legge. Non sempre e non per tutti, con annate negative comprese, ma su dieci o vent’anni il divario si fa sentire. Sono numeri storici, e quello che è andato bene ieri non promette nulla per domani.

La differenza, alla fine, è tutta qui: in azienda hai stabilità e poca crescita, nel fondo più potenziale ma anche il capitale che può ballare nel breve. Quale delle due pesi di più dipende soprattutto da quanti anni ti separano dalla pensione — ci torno tra poco.

La tassazione: qui si gioca la partita

Se c’è un numero capace da solo di ribaltare la scelta, è questo — ed è anche quello che quasi nessuno guarda. Quando il TFR resta in azienda, alla liquidazione si applica la tassazione separata: un’aliquota costruita sulla media dei tuoi ultimi redditi, oggi intorno al 23-27%. Lo stesso TFR dentro un fondo pensione viene invece tassato tra il 9% e il 15%, e più anni hai alle spalle nel fondo più l’aliquota scende.

In euro la cosa si vede subito: su 30.000 € di TFR parliamo di 4.000-5.000 € di imposte in meno con il fondo. La cifra esatta cambia da persona a persona, ma l’ordine di grandezza è quello. E non sono spiccioli.

Attenzione, non vuol dire che il fondo vinca a tavolino: il fisco è una voce sola, va messa sul piatto insieme a rendimento, rischio e anni che mancano. Ma è la voce che, da sola, sposta i conti più di tutte le altre.

Lo stesso TFR, tre storie diverse

A pesare più di ogni cosa è quanti anni ti separano dalla pensione: cambia il peso del fisco alla fine, e cambia il tempo che hai per far crescere il capitale o per recuperare un’annata storta. Tre persone, tre situazioni.

Giulia ha 30 anni e ha appena cominciato. Il TFR è ancora poca cosa, ma davanti ha trentacinque anni di lavoro: il tempo è dalla sua parte. Un orizzonte così lungo si sposa bene con una linea più dinamica, e intanto l’aliquota agevolata continua a scendere anno dopo anno. Un brutto anno di mercato, per lei, è poco più di un’increspatura.

Marco ha 45 anni, quindici nella stessa azienda, un TFR già intorno ai 25.000 €. Qui i conti si fanno più interessanti: ha ancora vent’anni davanti, ma anche un gruzzolo che non gli va di veder oscillare troppo. Per lui non c’è la risposta automatica — è proprio il genere di scelta da soppesare con calma.

Elena ha 60 anni, la pensione è vicina. L’orizzonte corto cambia le carte in tavola: meno tempo per rimettersi da un’annata negativa, e un vantaggio fiscale che dipende molto da quanti anni riesce ancora a maturare nel fondo.

Stessi numeri, tre conclusioni diverse. E a spostarle basta poco: un cambio di lavoro in vista, una casa da comprare, una spesa che sai già arriverà.

Quando ha senso lasciarlo dov’è

Spostare il TFR non è automaticamente la mossa giusta, e vale la pena dirlo chiaro, perché online si legge spesso il contrario. Ci sono situazioni in cui tenerlo in azienda ha tutto il suo senso.

La prima è il bisogno di dormire tranquilli: se l’idea di veder oscillare il capitale anche solo per un anno ti mette ansia, la crescita lenta ma stabile del TFR in azienda può valere più di qualche punto di rendimento in più. La seconda riguarda l’anticipo: il TFR lasciato in azienda, in certi casi, è più immediato da richiedere per spese come la prima casa o le spese mediche, mentre nel fondo l’accesso anticipato segue regole sue.

C’è poi un dettaglio che pesa più di quanto sembri: conferire il TFR al fondo è una scelta a senso unico, indietro non si torna. Per questo merita di essere presa con calma, non sull’onda di un articolo letto di fretta — nemmeno di questo.

Come si fa, in pratica

Sul piano pratico è più semplice di come suona. La scelta si mette nero su bianco con un modulo — il TFR2 se sei neoassunto, le opzioni dedicate se sei già al lavoro — che consegni all’azienda. Indichi se tenere il TFR dov’è o conferirlo alla previdenza complementare, e da quel momento gli accantonamenti prendono la strada che hai scelto.

Il passo che conta davvero, però, viene prima della firma: capire dove ti collochi tu. Quanti anni mancano alla pensione, quanto pesa per te la stabilità, se prevedi di aver bisogno di liquidità nei prossimi anni. Sono le stesse domande che faccio quando ci si siede a ragionarci insieme — se vuoi vedere come lavoro, scopri il metodo che applico nei colloqui sul TFR.

Una volta chiaro il quadro, scegliere lo strumento diventa quasi una conseguenza. È il motivo per cui parto sempre dalla tua situazione, non dal prodotto.

Cosa ricordare

  • Il TFR è il 6,91% del tuo stipendio lordo accantonato ogni anno: su 30.000 € sono circa 2.073 € che ti spettano alla fine del rapporto.
  • In azienda si rivaluta dell’1,5% più il 75% dell’inflazione: crescita stabile, ma raramente molto sopra l’inflazione.
  • In un fondo il risultato dipende dai mercati e dalla linea scelta: più potenziale sul lungo periodo, ma con oscillazioni.
  • La tassazione è la voce che pesa di più: 23-27% in media in azienda contro 9-15% nel fondo.
  • Non esiste una risposta valida per tutti: età, orizzonte e bisogno di liquidità cambiano i conti caso per caso.
  • Conferire il TFR al fondo è irreversibile: meglio fare due conti sul tuo caso prima di decidere.

Un appuntamento senza impegno per conoscerci, capire la tua situazione e fare due conti sul tuo TFR reale.

Prenota un appuntamento

Fonti: COVIP, ISTAT, Agenzia delle Entrate.